Un raccoglitore di idee, parole, immagini in ‘rigoroso’ ordine sparso!… E l’ordine sparso è dato dal reperire poco a poco tanti articoli da me pubblicati su varie testate di grande prestigio ma forse poca rilevanza nazionale. Non starò certo qui a dire quale stampa “spacchi” (per dirla nel gergo dei giovani) : si sa…si sa..

Per questo motivo gli articoli scritti su “Le nostre pagine”, “Primo”, “Scena Illustrata”, “Albatros” o donati a vari siti web saranno inseriti in ordine NON cronologico. Grazie a chi leggerà.

domenica 28 luglio 2013

Miguel Bosé 'dal mio punto di vista'...

Be'...scrivere di nuovo in questo mio blog dopo sette mesi fa un po' 'strano' anche a me.

E dire che ogni giorno ci pensavo, ogni giorno mi ripromettevo di aggiungere qualcosa...

Ma c'è sempre un perché nelle situazioni che accadono, anche se si pensa che non sia così.

Il perché è stato portare a compimento un progetto iniziato nel 2007 e 'vederlo materalizzarsi' sotto forma di LIBRO. E cioè QUESTO:


E' nato dalla collaborazione con un'amica spagnola conosciuta casualmente attraverso il blog che ho dedicato a Miguel Bosé

 Mi riesce anche difficile, in verità, raccontare come è iniziata questa 'avventura', perché troppo spesso l'ammirazione forte per un artista  viene scambiata per fanatismo, nell'accezione più brutta del termine.

Invece dietro e dentro quest'ammirazione c'è una storia personale che, in questo caso, si è incrociata con la storia personale della coautrice Maria José Merino.
E quando ci siamo accorte, dialogando tra mail e telefonate, che le nostre storie e la 'storia' con Miguel non potevano solo volare attraverso fili e antenne, abbiamo iniziato a scrivere.
Poi tante incertezze, dei 'fermi', dei ripensamenti.
Il libro 'originario' era di circa 600 pagine, corredato da una ricca sezione artistica e, ahimé, forse proprio questa frenava gli editori:  sarebbe costato troppo...poteva essere un libro solo da 'collezionisti' ed ammiratori e via dicendo.

Fatto è che l'originario lavoro ha riposato per un bell'anno e mezzo sui comodini  di noi autrici.
Mentre stavamo abbandonando ogni idea di pubblicazione, ecco l'incontro con un bel team di editori, giovane, fantasioso, determinato, persone libere e molto vicine a chi scrive perché anche loro scrittori.
La CHINASKI EDIZIONI   ha gradito il libro, lo abbiamo ridotto, risistemato, affinato per dare quella connotazione  'chinaskiana' che tanto mi piace  di 'biogafia non convenzionale'.

Del libro, di come è , di cosa c'è dentro, sinceramente preferisco ne parlino i lettori e infatti più giù inserirò le recensioni di chi ha voluto acquistarlo o di chi me lo ha richiesto per recensirlo.

Ora, qui, aggiungerei solo il mio 'punto di vista' (appunto!) sul soggetto de libro.
Miguel Bosé è :
Voce, Creatività, Sensualità,  Bellezza, Stile, Raffinatezza, Impegno, Solidarietà, Coerenza, Disinibizione, Determinazione...
E ci sarebbe tanto altro da scrivere ma potrei apparire 'fanatica' (si fa per dire!) e mi fermo.
Inoltre, se questa Voce e la sua musicalità  hanno retto nella mia mente e nel mio cuore per 34 anni ed ancora fanno breccia, dei 'buoni' motivi ci sono, di sicuro.

Il libro si può acquistare  nelle librerie italiane e, ONLINE in:
FELTRINELLI
IBS
AMAZON
HOEPLI

Ecco alcune delle recensioni :
da TEATRO DI NESSUNO

Ci fa piacere presentare un libro“inaspettato”, ma che forse riempie una lacuna e va a riempire una casella da sempre aperta nella mente di tutti, in attesa di…

Miguel Bosé - Aún Más

di Anna Maffei e Maria José Merino

Chinaski edizioni, euro18.00


(Leggiamo dalla prefazione) La vita di Miguel Bosé figlio della diva italiana Lucia Bosé e del noto torero spagnolo Luis Miguel Dominguín è di per sé già un romanzo.

Tenuto a battesimo da Luchino Visconti, da cui prende il suo terzo nome, allevato da 7 donne e circondato da presenze illustri (tra gli amici di famiglia, il pittore Pablo Picasso e lo scrittore Ernest Hemingway), è diventato attore, presentatore e cantante famoso e amatissimo in Italia, Spagna e in tutti i paesi latini.

Personaggio elegante e chiacchierato, è forse l’ultima grande star di estrazione latina degli ultimi 30 anni. In questo libro vengono sviscerati la carriera e altri aspetti dello showman italo-spagnolo. Dal travolgente successo musicale dei primi anni ottanta, il festival di Sanremo, il cinema con Pedro Almodóvar, le collaborazioni con Andy Warhol, passando per una non fortunatissima carriera di presentatore televisivo, fino al ritrovato successo planetario con i dischi Papito e Papitwo, in cui duetta con i nostri Tiziano Ferro e Jovanotti. Un libro avvincente, una testimonianza unica su un artista raffinato, capace di reinventare costantemente se stesso con originalità e coraggio.

Ma perché scrivere oggi un libro su Miguel Bosè ?

 Leggendo il libro Miguel Bosè, Aún Más, si resta un attimo perplessi e si va a controllare chi lo ha pensato e scritto e perché, innanzitutto. Perché questo artista? Perché queste testimonianze di passione, appunto.

 E così, anche al lettore più 'ignorante' in materia Miguel Bosé, viene la curiosità di capire. Una cosa è certa: quando lo si nomina immediatamente il pensiero va a quel bel giovanotto degli Anni Ottanta che mandava fuori di testa le ragazzine quindicenni, le loro mamme, le loro zie ... E, puntualmente,si verifica il riaffiorare di ricordi nitidi delle emozioni che questo ragazzo del '56 provocava nei concerti affollatissimi dei suoi tour o quando appariva in televisione o sui numerosi giornali. Forse si può affermare che nessuno, a quell'epoca,sia scampato al fascino di Bosé.

 Il lavoro, edito da Chinaski e scritto da due ammiratrici,l'italiana Anna Maffei e la spagnola María José Merino conferma quanto detto. I racconti delle autrici restituiscono il sapore della gioventù a chi ha vissuto quegli anni ma danno anche la dimensione di quanto questo artista sia cresciuto musicalmente, tanto da essere riconosciuto, a tutto tondo, un grande artista internazionale. Aneddoti di vissuti personali e una ricca biografia rispettosamente tratta da video e riviste di stampa autorevole si intrecciano con garbo, incuriosendo il lettore appassionato di Miguel ma anche chi di lui ne sa ancora poco e vuole saperne di più. Non a caso il sottotitolo è Aún Más,che vuol dire Ancora di più ed è il titolo di un brano di Bosé.

 Immaginiamo che le intenzioni delle autrici (che raccontano, tra l'altro, di essersi conosciute, inizialmente, solo attraverso la meravigliosa ma anche ingannevole macchina che è il Web e di aver poi instaurato un rapporto reale con incontri e telefonate) non siano state quelle di, pretenziosamente, recensire i suoi album o entrare, prepotentemente, nell'essenza di un pezzo. Dalla lettura di molti e attenti dati biografici, leggiamo invece ciò che l'artista ha voluto esprimere con la sua musica lasciando poi a chi la ascolta un mare di interpretazioni. Come è giusto che sia, in fondo. Come quando si osserva un quadro, una qualsiasi opera d'arte.

Così come cita lo stesso editore Chinaski, è una biografia non convenzionale nella misura in cui non racconta la vita e le opere di Miguel Bosé ma ci arriva pian piano, partendo, come detto, dalle 'emozioni' che due persone (ma nel mondo sono milioni...) hanno provato approcciandosi all'artista e seguendolo poi, quasi inesorabilmente, per tutta la carriera. L'Italia, in particolare, ha di Bosé un alto concetto ma spesso lo annovera tra le star internazionali che ci visitano e poi vanno via. Questo libro, invece, ce lo fa percepire 'vicino', alla portata dei fan che lo apprezzano, di quelli che potrebbero apprezzarlo e di quelli che ne avevano un ricordo sbiadito. Arricchito da lavori grafici, poesie, e da una dettagliata discografia italiana e spagnola (a cura di Angelo Arecco), il libro è un bell' omaggio ad un artista che si distingue per stile, eleganza e la particolarità del suo sound.

da  GraphoMania


Miguel Bosé, la scrittura e la lettura

Miguel Bosé
Le edizioni Chinaski hanno mandato da poco in libreria una biografia di Miguel Bosé, scritta a quattro mani da Anna Maffei e María José Merino (titolo: Miguel Bosé. Aún más, pp 208, euro 18 – con foto a colori). Si tratta di un testo che nasce dalla passione delle autrici per il cantante italo-spagnolo ed è rivolto principalmente al mondo dei suoi fan. Sfogliando il libro si trovano anche alcune chicche che riguardano l’atteggiamento di Miguel Bosé nei confronti della lettura e della scrittura.
A monte c’è da notare la particolarità di Miguel, che ha vissuto in un ambiente eccezionale fin dalla nascita. Riporta Wikipedia:
È figlio della famosa attrice italiana Lucia Bosè e del torero spagnolo Luis Miguel González Lucas, meglio conosciuto come Luis Miguel Dominguín. È stato tenuto a battesimo da Luchino Visconti, suo padrino (da cui prende il suo terzo nome), allevato da sette donne e circondato da presenze illustri (tra gli amici di famiglia, il pittore Pablo Picasso e lo scrittore Ernest Hemingway), che lo hanno profondamente influenzato.
Il cantante, compositore, attore cinematografico e conduttore televisivo afferma che da quando aveva sei o sette anni scrive tutti i giorni e questo l’ha portato a giocare con le parole:
È la mia grande ossessione, il mio grande vizio, giocare col linguaggio, e lo faccio perché sono convinto che musicalmente posso esprimermi meglio. Quando non trovo la parola, la invento, come frivoralezza, frivolezza estrema, o matemusifisica, una somma di fisica, musica e matematica; e se ci sono amore e disamore, non vedo perché non ci possa essere anche un nondimenticoamore.
Licenza poetica, si dirà. E Miguel Bosé vede musica e poesia come due facce della stessa medaglia:
La musica è una specie di poesia cieca e muta; la poesia è una musica alla quale manca un corpo.
E per quel che riguarda le sue letture? Miguel Bosé afferma che Kafka è il guardiano dei suoi sogni più oscuri e che I promessi sposi di Alessandro Manzoni sono da considerarsi Letteratura, con la maiuscola. Si definisce, quindi, un lettore insaziabile:
Sono un lettore insaziabile: Scott Fitzgerald, John Steinbeck, Hermann Hesse, Thomas Mann, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Jean Paul Sartre. E teatro: Corneille, Racine, Molière. E poi i miti classici: lì, nei miti, sono rimasto inchiodato. Grazie a loro ho capito il futuro e l’avanguardia.
Aspetti di Miguel Bosé che forse tutti non conoscono e che solo delle vere fan vanno a spulciare e portano all’attenzione di molti.


da RECENSIONILIBRI 



Inviato da Lilla61 il lug 23, 2013 in Le vostre recensioni

Miguel Bosé Aún Más di Anna Maffei e María José Merino

“Sappiamo che esistono angeli che visitano l’inferno e diavoli che abitano in cielo. Sono pochi, però, quelli capaci di farlo con tanta squisita naturalezza. Sono pochi coloro che, pur appartenendo a tanti mondi diversi, sanno di vivere in mezzo a noi, con tutto il loro fascino e le loro difficoltà. Miguel Bosé è uno di questi”.


Inizia in questo modo la bella biografia scritta dal giornalista Jorge Berlanga il quale, nello spazio di un paio di pagine, ha fatto dell’artista Miguel Bosé un ritratto attento e appassionato, sottolineando con intense parole le fasi e le evoluzioni dell’artista  e della persona.

Il libro “Miguel Bosé Aún Más” di Chinaski Edizioni, scritto dall’ italiana Anna Maffei e dalla spagnola María José Merino, non si apre con così squisite parole ma con i ‘racconti’ di due persone che, pur non avendo mai avuto contatti diretti con l’artista, hanno avuto  tenacia, fedeltà, costanza e, osiamo dire, amore tali da seguirlo per più di trent’anni. E a volte può essere sufficiente per poterne scrivere.

I racconti sono tanto semplici quanto avvincenti: si percepisce che, anche a diverse latitudini, i sentimenti e le emozioni verso la musica e un suo  grande interprete  sono uguali e accomunano. Lontano dall’essere un libro ‘da fan’ (sebbene non riteniamo di dover  demonizzare il termine), si lascia leggere con gusto perché mostra e dimostra quanto il carisma e le doti di un personaggio pubblico possano agire positivamente sulla psicologia delle persone, dare gioia, allegria, addirittura ‘curare’…

Dettagliata ma non oziosa la consistente sezione biografica suddivisa in paragrafi i quali segnano le tappe di un percorso artistico variegato e coerente,  multiforme per mescolanze sonore evidenziando lo stile personalissimo e poco imitabile di Miguel Bosé.  Riteniamo che le autrici siano state in grado di compendiare  efficacemente una carriera così lunga e renderla chiara anche al lettore meno ‘conoscitore’. A fine libro, una ricca discografia italiana e spagnola, curata da Angelo Arecco,  dà davvero la dimensione delle tante produzioni e/o collaborazioni dalla fine degli anni Settanta ad oggi.

La descrizione dei brani dei vari album, tratta dalle parole dell’artista nei documentari allegati ai DVD e da periodici spagnoli e italiani autorevoli(come cita la bibliografia), fa addentrare ne “l’universo Bosé” - per dirla con le autrici – anche il lettore meno informato e invogliarlo a verificare, con l’ascolto, quanto viene scritto nel libro. Almeno a noi è successo questo.

Così come il capitolo dedicato ai pensieri e alle affermazioni dello stesso Bosé , sistemate per tematiche, ci ha  piacevolmente svelato aspetti  sconosciuti e confermato molti ‘passaggi’ della biografia di chi l’ha davvero conosciuto (il sopra citato Berlanga, appunto): “La sua opera mescola umorismo, sapienza e passione…[...]  Oggi Miguel Bosé è considerato non solo un artista mainstream, ma anche un maestro dei regni segreti e dei sentimenti degli individui. Ha scoperto lo strano ritmo della saggezza…”

Snello, di scorrevole lettura e corredato da foto in bianco e nero e a colori, composizioni grafiche inedite e  poesie in spagnolo, con traduzione in calce , questo libro ci fa mettere da parte l’immagine ferma negli anni, almeno per noi italiani, dell’idolo per cui ‘ci si strappava i capelli’ per apprezzare, invece, l’artista maturo, impegnato in cause sociali e umanitarie e l’animale da palcoscenico che continua ad emozionare, con i suoi concerti, dai palchi di mezzo mondo.

DA LIBROFILIA.IT

Miguel Bosé Aún Más – Anna Maffei e Maria J. Merino recensione

 8 agosto 2013 by Chiara Ruggiero in Saggistica

Cos’ è che potrà mai accomunare Anna Maffei, brillante insegnante avellinese e Maria Josè Merino, esuberante assistente di farmacia valenciana?

Cosa ha fatto incontrare queste donne, spingendole ad abbattere le apparenti barriere socio-culturali e linguistiche e l’ effettiva distanza spazio-temporale, per cimentarsi in un progetto tanto delicato e complesso come la stesura di un libro?

In entrambi i casi la risposta è sempre e soltanto Miguel Bosé!

Ed è proprio cosi che nasce Miguel Bosé Aún Más, un libro atipico e decisamente fuori dagli schemi che con grande coraggio e pertinenza, esplora la figura e la carriera di Miguel Bosé, artista poliedrico e geniale, dotato di profonda sensibilità, eleganza e voglia di sperimentare.

Luis Miguel Luchino González Bosé, nasce a Panamá il 3 aprile 1956 dall’ unione fra la bellissima attrice italiana Lucia Bosé e il famosissimo torero spagnolo Luis Miguel Dominguín e ovviamente crescendo accanto ad artisti del calibro di Ernest Hemingway, Luchino Visconti, Pablo Picasso ed Andy Warhol, il suo destino appare già segnato sin dai primi vagiti.

In questo libro infatti viene riproposta la storia professionale e non solo di Miguel Bosé, attraverso il primo disco inciso quasi per caso, le prime esperienze cinematografiche e televisive, le tendenze e le mode lanciate attraverso il suo stile eccentrico ed originale, ossia tutti quegli elementi che gli hanno donato quel successo planetario inatteso, relegandolo inoltre al ruolo di icona sexy: acclamato dal pubblico femminile e non solo, corteggiato da radio e televisioni ed osannato da una critica sempre più positiva nei suoi riguardi.
E ora anche a distanza di ben trentacinque anni di onorata carriera, la fama di questo artista schivo e riservato nel privato ma generoso ed esplosivo sul palco, continua a crescere a dismisura e questo fantastico omaggio scritto a quattro mani da Anna Maffei e Maria José Merino, pubblicato nel 2013 da Chinaski Edizioni, n’è certamente l’ennesima conferma.

Quello che però appare chiaro sin dalle prime pagine di Miguel Bosé Aún Más, è l’ amore viscerale e incondizionato, che a tratti potrebbe anche essere frainteso con una dose eccessiva di entusiasmo tipicamente adolescenziale, che muove il tutto ma certamente basta addentrarsi nella lettura per rendersi conto dell’imponente lavoro di ricerca ed organizzazione delle idee che la stesura di Miguel Bosé Aún Más ha richiesto a queste due donne, nonostante le distanze fisiche.


Io credo che ognuno di noi porti dentro di sé un idolo o un personaggio verso il quale nutrire stima incondizionata e profonda ammirazione e credo soprattutto che questa sia una condizione indispensabile per affrontare meglio la vita. L’importante è non confondere mai la realtà con l’immaginazione … anche se certi sogni possono sempre avverarsi, e Anna Maffei e Maria José Merino possono certamente darcene conferma!

sabato 3 novembre 2012

'Presagi' su un grande attore:Toni Servillo


Questo mio articolo risale al 2002. Ne è dunque passato di tempo, per tutti noi e per Servillo...





































QUI una sua affermazione:

“Il fatto di essere diventato famoso in tarda età, oltre i 40 anni,
significa avere avuto il tempo di sviluppare una forma di antidoto
verso la celebrità comunemente intesa. Ho potuto fare i conti
con la parte peggiore di me, quella più giovane, quella piena di grilli per la testa.
Quando, poi, è arrivata la fama, ero immune. Credo che diventare 
Famosi da giovani sia una delle disgrazie più grandi che possano capitare”.

Fornisco qualche dato biografico da cui si evince che la mia modestissima 'visione' delle qualità artistiche potrebbe essere in qualche modo un presagio di ciò che sarà ed è Toni Servillo nel panorama teatrale e cinematografico.


Nel 1977 fonda il Teatro Studio di Caserta. Nel 1986 inizia a collaborare con il gruppo Falso Movimento e nel 1987 è tra i fondatori di Teatri Uniti e partecipa, da attore e regista, alla creazione di spettacoli di matrice napoletana come Partitura (1988) e Rasoi (1991) di Enzo Moscato, Ha da passà a nuttata (1989) dall’opera di Eduardo De Filippo, Zingari (1993) di Raffaele Viviani, fino a Sabato, domenica e lunedì (2002), pluripremiata rivisitazione del capolavoro eduardiano, in scena per quattro stagioni ed applaudito nei maggiori teatri europei. Con Il Misantropo (1995) e Tartufo (2000) di Molière, e con Le false confidenze (1998/2005) di Marivaux, tutti nelle mirabili traduzioni di Cesare Garboli, realizza un trittico sul grande teatro francese fra Sei e Settecento. Nel  2007 ha adattato, interpretato e diretto Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, in tournèe mondiale fino al 2010.  Ancora nel  2010 dirige ed interpreta Sconcerto, “teatro di musica” su testi di Franco Marcoaldi e musiche di Giorgio Battistelli, per il quale si aggiudica il 51 Grand Prix come “miglior attore” al MESS Festival 2011 di Sarajevo.
Al 1999 risale il suo debutto da regista nel teatro musicale con La cosa rara di Martin y Soler per la Fenice di Venezia, cui fanno seguito Le nozze di Figaro di Mozart, Il marito disperato di Cimarosa, Boris Godunov di Mussorgskij, Arianna a Naxos di Richard Strauss, Fidelio di Beethoven (con cui, nel dicembre del 2005 ha inaugurato la stagione del San Carlo di Napoli) e L’Italiana in Algeri di Rossini per il festival di Aix en Provence.  È stato diretto da registi teatrali come Memè Perlini, Mario Martone, Elio De Capitani e ha interpretato film di Mario Martone, Antonio Capuano, Paolo Sorrentino, Elisabetta Sgarbi, Fabrizio Bentivoglio, Andrea Molaioli, Matteo Garrone, Stefano Incerti, Claudio Cupellini. Ha ricevuto il “David di Donatello” e il “Nastro d’Argento” nel 2005  per Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino, nel 2008 per La ragazza del lago di Andrea Molaioli, e nel 2009 per Il divo. Nel 2008 ha vinto il premio come Best European Actor per Gomorra di Matteo Garrone e Il divo di Paolo Sorrentino, entrambi premiati al festival di Cannes. Nel 2010 ha ricevuto il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Roma per Una vita tranquilla di Claudio Cupellini. Il 2011 inizia sotto la direzione di Andrea Molaioli ne Il gioiellino, mentre l'anno successivo lo vede impegnato in due film d'autore presenti alla Mostra del Cinema di Venezia: Bella addormentata di Marco Bellocchio, ispirato alla vicenda di Eluana Englaro, e il drammatico film di Daniele Ciprì È stato il figlio, ambientato nei quartieri degradati di Palermo. 





sabato 20 agosto 2011

La storia d'amore di Anton e Olga.... atto secondo...





...sì... perchè l'articolo del post http://anna-dalmiopuntodivista.blogspot.com/2011/07/una-storia-damore-checov-checova.html di questo blog era solo una presentazione dello spettacolo.
Questa, invece, pubblicata nell'aprile 2007, è la mia recensione, quello che, rivedendo lo spettacolo, è venuto fuori dalla testa e dal cuore. Perchè il teatro va vissuto e amato, e uno spettacolo, se scuote alcune corde dell'anima vuol dire che ha assolto al suo compito.
Questo bellissimo lavoro, con due ironici, brillanti , appassionati e sofferenti Giulio Scarpati e Lorenza Indovina, prodotto dalla Compagnia de "Gli Ipocriti' è una luminosa 'perla grigia', dunque rara, nel panorama dello spettacolo degli ultimi anni.

cliccare per ingrandire

QUI ALCUNE FOTO DI SCENA






La Compagnia Teatrale de "Gli Ipocriti"


Pubblicato nel maggio 2004 sul mensile "Albatros", questo articolo presenta una delle Compagnie Teatrali più prolifiche del sud Italia.




A tutt'oggi produce spettacoli in tutta Italia con cast di attori qualificatissimi.
Qui, infatti potrete trovare il link

http://www.ipocriti.com/compagnia_view.asp


martedì 5 luglio 2011

"Una storia d'amore" Checov- Checova

E' del gennaio 2006 questa presentazione-recensione di uno degli spettacoli più belli dell'attore Giulio Scarpati (di cui amministro il Blog Ufficiale http://arteteatro-eva.blogspot.com/ ). presentata al Bellini di Napoli per la stagione teatrale 2005/2006 .
Il lavoro vivrà la successiva stagione 2006/2007: a breve la seconda, più particolareggiata recensione.

Teatrante da sempre: Paolo Capozzo

E' del 2003 questo articolo pubblicato sul mensile "Primo" e dedicato ad uno dei più attivi e prolifici attori e/o registi irpini, Paolo Capozzo.
Non resta che leggere per capire e sapere che di talenti ne esistono, anche 'nascosti' in piccole città!

di Anna Maffei

domenica 19 giugno 2011

Fantasmi, ricordi e sogni nelle tele di Mario Alifano


E poichè chi ama l'Arte la ama in tutte le sue espressioni, ecco una mia intervista al pittore irpino Mario Alifano.
L'intervista fu pubblicata su "Albatros" del settembre 2004






ANCORA su Mario Alifano una recensione della mostra "ABBRACCIAMI"

di Anna Maffei

“ABBRACCIAMI”:PERSONALE DELL’ARTISTA IRPINO MARIO ALIFANO.

L'impatto avvolgente, a tratti addirittura opprimente e soffocante di “ABBRACCIAMI” è il risultato di un lungo percorso di sperimentazione ed esperienza artistica che tende a minimizzare l'apporto delle pur elaborate tecniche pittoriche utilizzate, a tutto favore dell'emersione di un pathos quasi intollerabile, che mozza il respiro, attrae e respinge ad un tempo. Lo spettatore si ritrova facilmente coinvolto ed invischiato in uno strano universo parallelo, i cui inusitati riferimenti e modelli appaiono la fantascienza anni settanta come il feuilletton ottocentesco...

Una militanza solitaria, quella di Mario Alitano, che rifugge -e non per snobismo- da allettanti ammucchiate propositive. Un procedere in sordina, fin dal 1995 quando, dopo una fase ‘scolastica’, il pittore si abbandona al proprio istinto, denso di ricordi, gioie e paure.Dipinge al risveglio, solitamente. In uno stato quasi di ‘trans’, l’artista segna e contrassegna in maniera caotica ed indistinta, per poi osservare e tentare di ‘riconoscere’ qualcosa di definito che vien fuori perché gli “appartiene”. Non è rifiuto del reale questo estendere strati di terra bianca, nera, fuoco, dove “incidere” qualcosa, qualcuno…Da questo paesaggio accidentato in cui inizia a muoversi, a seconda delle suggestioni oniriche, emergono il volto, la maschera, lo sberleffo o anche una dimensione erotica e passionale.

Alifano ‘prepara’ le sue tele creando un territorio materico, pronto da plasmare, quasi esclusivamente con le mani: qui delimita, identifica, piuttosto che ‘isolare’, attraverso il disegno, più che la pittura. Egli stesso si sorprende dinanzi a ciò che, gradualmente, si ‘presenta’, ancor prima che lo spettatore. E il suo “comunicare” non ha limiti, tant’è che in quasi tutti i quadri, il colore “deborda” dalla cornice quasi a non voler trovare limiti al turbine del pensiero, alle idee, al sogno, alla ricerca e al superamento di un “io offeso” da un mondo fin troppo carico di crudeltà e ingiustizie!

“Abbracciami” è il titolo di un quadro che ha dato il nome alla mostra, tenutasi ad Avellino lo scorso maggio presso un noto negozio d’arte. E’ un abbraccio che viene da lontano, una suggestione. Non è un intrepido, Mario Alifano; piuttosto un ‘viaggiatore, con la mente e le viscere”.

Si evince, osservando i suoi lavori una maturazione ed una tensione verso la luce, il colore, svincolato dalla forma. Se le tele di qualche anno fa costituivano il suo ‘inferno’, le più recenti, pur nascendo da un caos emozionale, da un andare e venire da se stesso, si spingono verso una dimensione di serenità, luoghi ascetici e purificazione.

La “materia”, allora, punto di partenza dell’opera, perderà via via quell’oppressione dell’esordio per diventare luce e solarità, amore e sensualità: un abbraccio, appunto, con un non ancora definito “altro”. Comunque una riconciliazione col mondo e l’universo.

Sempre con lo sguardo da “artista”.





giovedì 16 giugno 2011

"Musicando"....con Miguel Bosè!


Ebbene si. Confesso. Il mio 'punto debole', l'artista che porto nel cuore dalla giovinezza e che ho sempre seguito con costanza e, direi, 'devozione' è un cantante, attore, ballerino, presentatore... : è Miguel Bosè.
Qui inserisco due articoli pubblicati in web, in due momenti diversi che lo vedono protagonista in Italia: il concerto del 5 dicembre 2007 a Milano e l'uscita del CD/DVD Cardio Tour nel 2011.

Miguel Bosè :il ritorno!

A volte ritornano...
E lui, Miguel Bosé è tornato. Anche se, possiamo immaginarlo, almeno ‘col cuore’, dall’Italia non si è mai allontanato.
Sappiamo bene alcune ‘regole’ dei mercati discografici e, intorno agli anni ’80, dopo strepitosi successi, concerti affollati di ragazze impazzite, quando il bel Miguel ha cercato una ‘strada’ diversa, musicalmente parlando, è come svanito…. Ma non per chi ha seguito il suo lavoro svolto in Spagna e in tanti Paesi latini, come ha potuto, fino poi all’era del pc e di internet che ora è ricco di contenuti che lo riguardano.Di “Papito” l’album uscito a maggio 2007, dove l’artista si è avvalso della partecipazione dei suoi più cari amici, grandi professionisti della musica latina, se ne sta, ovviamente, parlando tanto. Tre dischi di platino in Spagna, Italia e Messico; 15 settimane, e oltre, di primato in classifiche; Disco d’oro negli Stati Uniti, Argentina, Colombia, Equador. Ancora disco di platino in Argentina e Cile e, in assoluto, il disco internazionale più venduto in Italia.
Le cifre ‘parlano’, non c’è dubbio…Non si può premiare tanto un lavoro se non merita.
A breve, inoltre, uscirà un cd live e il dvd del concerto tenutosi a Madrid.In più, il 5 dicembre ci sarà l’unica (speriamo di no…!) tappa italiana del tour presso il Dacht Forum di Assago, Milano. “Todo bien por ‘Papito’”, allora…


L'ARTICOLO INTERO QUI:http://www.ilmascalzone.it/articolo.php?id=12982






Miguel Bosè e il suo Cardio Tour: fascino di gioco e poesia
Recensione di Anna Maffei


Dopo il ritorno col Cd Papito uscito a maggio 2007 su etichetta Carosello Records (tre dischi di platino in Spagna, Italia e Messico; 15 settimane, e oltre, di primato in classifiche; disco d'oro negli Stati Uniti, Argentina, Colombia, Equador; disco di platino in Argentina e Cile e, in assoluto, il disco internazionale più venduto in Italia...!) e il suo Papitour durato tre anni con un'unica data in Italia, il 5 dicembre 2007, Miguel Bosè fa delle 'puntatine' come ospite.
A febbraio del 2009 è ospite a X Factor e partecipa con garbo e professionalità alle esibizioni dei giovani; lo stesso garbo che attirerà l'attenzione di vecchi e nuovi fans di Miguel nell'esibizione a Sanremo 2010. Questa ospitata, in una vetrina così seguita, ha infatti 'risvegliato' in molti italiani l'affezione verso questo artista che, sebbene poco presente nella nostra nazione, vive nel cuore di tanti. La sera dell'esibizione sanremese, il blog che amministro, dedicato a lui, registrò duemila visite nel giro di venti minuti! E questo mi dette la dimensione dell'interesse sempre vivo verso Miguel Bosè.

----CONTINUA QUI: http://www.mdarte.it/rubriche/rece/spettacolo/maffei/maffei1.htm


Per chi volesse 'approfondire' la conoscenza di questo artista, rimando al mio blog dedicato a lui:
"Miguel Bosè tra mito e realtà" a questo link:
http://mamyta-mamyta.blogspot.com/

I 'vecchi' giovani di "Un medico in famiglia"

E...tornando ai protagonisti della fiction più amata dagli italiani, "Un medico in famiglia", ho recuperato un'intervista del dicembre 2004 pubblicata su "Albatros".
Manuele Labate lo incontrai, mentre era in procinto di partire per il set di un altro film tv, alla Stazione Tiburtina e, seduti al tavolino di un fast food, si svolse questa piacevole chiacchierata....

mercoledì 1 giugno 2011

Intervista a uno dei 'giovani' di "Un Medico in famiglia7"


di Anna Maffei

Si sa che il Teatro è un’ottima fucina di artisti e indubbiamente fornisce strumenti per il ‘mestiere’ di attore che altro tipo di scuola non dà. E, per fortuna, non tutti i giovani attori escono da improvvisati talent show.

E’ il caso di Lorenzo Federici, interprete del personaggio Gianfilippo Colla nella fiction “Un Medico in famiglia” nella sesta e settima serie.

La passione per la recitazione l’ha sempre avuta e, dopo la ‘classica’ casualità di qualche comparsata, Lorenzo inizia a frequentare corsi di Musical presso l’Accademia “Amici della Musica” di Sant’Angelo Romano (oltre a studiare Canto e Batteria all’Accademia nova di Roma).

Varie le esperienze in fiction e film tv : “Orgoglio”; “Ti piace Hitchcock?” per la regia di Dario Argento ;“ Scusa ma ti chiamo Amore” e “ Scusa ma ti voglio sposare” nel ruolo di Matteo; “Vip”, regia di Vanzina, nel ruolo del fratello di Matteo Branciamore; “ Don Matteo 7” nel ruolo di Davide per la regia di Giulio Base.

E poi, nel 2009 approda nell’animata Famiglia Martini!

-La figura del ‘Colla’ in Medico è molto positiva: bravo ragazzo, studioso e soprattutto saggio. Sei così anche nella vita quotidiana?

-Sono un ‘bravo ragazzo’, si- ci risponde-. Vivo la mia età, mi diverto, coltivo molti interessi e vado bene a scuola (pur non essendo ‘secchione’ come Gianfilippo..!). Sono sereno e non vivo molte inquietudini come parecchi miei coetanei. E riesco ad essere anche saggio o quantomeno ‘moderato’.

-Hai ricoperto molti ruoli prima di Medico. Ci sono parti che preferisci interpretare o per ora vuoi solo apprendere e/o perfezionare il mestiere dell’attore?

- La gavetta è fondamentale. Al momento non ho preferenze perché ritengo che tanti tipi di esperienze siano un bagaglio importantissimo per chi si accinge ad iniziare questo mestiere. Forse però un ruolo complicato, di un personaggio che sia il mio totale opposto non mi dispiacerebbe…

-“Un medico in famiglia” è considerata da sempre una fiction portatrice di sani valori. Tu, da giovane quale sei, pensi che questo tipo di tv possa essere in qualche modo educativa?

E’ bella l’atmosfera che si respira in casa Martini. Le tematiche della fiction abbracciano un po’ tutti gli aspetti della vita, momenti belli e brutti che vengono superati da una grande forza chiamata ‘famiglia’ e forse proprio questo è il messaggio: l’amore, la condivisione, parlarsi, comunicare. E, anche se in questa serie la famiglia si era ‘allargata’ abbastanza, si è riusciti a trovare comunque dei punti d’incontro.

-Un episodio del set che ricordi con grande piacere…?

-Potrei dire tutti… Si, perché sul set di questa fiction tutto è molto vivace, fluido, senza tensioni. Ovviamente i momenti più belli li ho vissuti con il gruppo di noi ragazzi. Un momento in cui non sapevo se vergognarmi o morire dal ridere è stato quando ho indossato l’abito da cane, nella puntata finale. L’abito non era destinato a me, inizialmente, ed io ne ero ben felice. Poi, però, le cose sono cambiate ed io mi sono sentito imbarazzatissimo a girare una scena con ‘Annuccia’ così dolce ma conciato in quel modo! Però, come ho detto, le occasioni per ridere di gusto mentre lavoravamo non sono mancate.

-Ci racconti il tuo rapporto col Medico Lele/Scarpati?

Posso senz’altro dire che Giulio Scarpati è stato un po’ il mio punto di riferimento fin dall’entrata nella sesta serie. E’ una persona di grande cuore, molto comunicativo e protettivo verso tutti, in particolare noi ragazzi. Mi ha sempre rassicurato la sua presenza, nonché i suoi consigli, e non perdeva occasione per scherzare con noi. Senz’altro una figura cardine di questa fiction. E poi un vero ‘padre’, ecco!

-Domanda di rito: progetti per il futuro?

-Be’, alla luce del successo di questa fiction, ovviamente auspico un’ottava serie. Intanto ho a breve uno spettacolo teatrale con la Compagnia KAIROS TEATRO dal titolo “ E’ BEN STRANO TUTTO CIO’ “da Eugène Ionesco che sarà presentato al “Teatro delle Muse”. Per me è molto importante esplorare le mie capacità, stimolare la fantasia, conoscere e applicare tecniche teatrali, “mettermi in gioco” e scoprire anche un’immagine sconosciuta di me stesso.

- Cosa consiglieresti ad ogni ragazzo che volesse intraprendere la carriera di attore?

- Consiglierei senz’altro di ‘studiare’. Capire fino a che punto è un diletto e fino a che punto è un reale desiderio di intraprendere una carriera piena di difficoltà. E’ un vero mestiere e come tale va ‘appreso’. Questo vuol dire sacrificio, passione, e…magari prepararsi a delle sconfitte, anche. Ma senza mollare, se si è convinti fermamente!

sabato 28 maggio 2011

Dall'Irpinia con ...... il rock di Tommy Lee

Un incontro che poi è divenuta affettuosa amicizia. Questa è un'intervista che feci a Tommy Lee nell'agosto 2002 e fu pubblicata sul mensile "Primo".
Tommaso Napoletano...in arte Tommy Lee..



Cliccare sulle foto per ingrandire. Buona lettura!





Ecco un po' di 'storia' di Tommy in un video



E QUI l'attuale Tommy



Il canale You Tube dove si possono trovare tutti i video è QUESTO:
http://www.youtube.com/user/tommyleeofficial?feature=chclk#p/a

martedì 24 maggio 2011

Il 'viaggio costante' di Enzo de Caro

Enzo De Caro: Nato a Portici (Na) il 24 marzo 1958.
Studi classici e laurea in Lettere moderne presso l'Università Federico II° di Napoli.
Docente di Scrittura creativa alla Facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università di Salerno.
La sua carriera di autore e attore si divide tra teatro, televisione e cinema.

Lo incontro alla fine dell'aprile 2006 alla Rai di Viale Mazzini, in occasione della presentazione della fiction "La provinciale" con Sabrina Ferilli.
Chiacchieriamo piacevolmente seduti sui divanetti accanto alla sala proiezioni e...sarà per l'essere entrambi 'campani', sarà per la sua innata disponibilità a dialogare, mi concede questa intervista dandomi subito del tu, e chiedendo altrettanto...




domenica 22 maggio 2011

Margot Sikabonyi: non solo fiction

di Anna Maffei



L'intervista risale al 2003.
Margot mi accolse a casa sua: era appena tornata dalle prove di "Aggiungi un posto a tavola" ed era molto stanca ma ugualmente si 'concesse' col sorriso sulle labbra e con grandissima affabilità.
Il musical era alla sua seconda replica; nella stagione precedente il ruolo di Clementina fu affidato a Martina Stella. Ora, invece, Margot aveva accettato la sfida dimostrando notevoli doti nel canto, nella danza e, ovviamente, nella recitazione.
Qui l' articolo pubblicato su "Albatros"

Giulio Scarpati e il suo 'hobby' del recitare....

di Anna Maffei


Il rapporto 'giornalista'-attore tra me e Giulio Scarpati si va trasformando in una bella amicizia (dopo il casuale e felice incontro d'idee dettate dalla mia recensione sul suo spettacolo di Koltès....) e dunque molte saranno le occasioni d'incontro e le interviste.
Questa di seguito fu pubblicata su "Albatros" nel 2005





venerdì 20 maggio 2011

Il "Re Lear" di Alessandro Preziosi


di Anna Maffei




Articolo pubblicato sul mensile "Albatros" - marzo 2005




































cliccare sulle immagini per ingrandire e leggere


lunedì 16 maggio 2011

"La notte poco prima della foresta" con Giulio Scarpati


Lo spettacolo è stato in molti teatri di tutta Italia nella stagione teatrale 2000/2001



Giulio Scarpati in teatro: 55 minuti che raccontano una vita
di
Anna Maffei


Un testo difficile, ”La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Koltès, uno dei più inquieti ed inquietanti drammaturghi francesi degli anni ottanta. In tournée per due mesi, l’attore Giulio Scarpati ha “sfidato “ se stesso e il suo pubblico proponendosi in una veste completamente diversa. Benevento, Milano, Napoli: queste alcune delle tappe di un tour forse un po’ breve data la notevole qualità del prodotto teatrale. Certamente il successo di “Cuore” lo ha riproposto al grande pubblico televisivo; è tornato ancora in TV, su Rai Uno, nel film “Resurrezione” dei Fratelli Taviani ma le attese del pubblico sembrano essere sempre quelle di ruoli pacati, confidenziali, rassicuranti… Invece la sorpresa. Nello spettacolo di Koltès, con la regia di Nora Venturini, Scarpati scuote tutti. Intanto un monologo. Difficile “entrarci”, da spettatore, ma qui, in una scena spoglia, con solo una sedia vuota e un giubbotto di pelle nera, c’era tutto.
Suoni metropolitani, melodie spezzate, ritmi lontani in una realtà buia, rotta da fasci di luce. E un’attesa. Sembrava dovesse giungere qualcuno o qualcosa all’improvviso… A guardar bene ,invece, c’era già tutto: lui, lo “straniero”, occupava lo spazio nero con i suoi pensieri, ora schivando gli specchi schizzati di pioggia che lo circondavano, ora aggrappandosi, disperato. Le parole sgorgavano dalla mente, dal cuore, dai visceri: un fiume ininterrotto, frenetico, rabbioso. Forse desiderio di vendetta: vendicarsi di quegli “stronzi attruppati alle spalle” [cit.], che ti usano a loro piacimento, o delle donnine bionde che ti attraggono e poi… ti imbrogliano. Ma non è vendetta. E’ bisogno di comunicare, trovare il modo per farlo, senza rinnegarsi.
E poi la voce dell’attore: affannata, decisa, poi disperata, improvvisamente dolce, carezzevole, quasi flebile e indifesa di fronte a un mondo avverso che “copre”, “affossa” come la “puttana che mangiava la terra dei cimiteri” [cit.] di cui nessuno voleva sentir parlare. Un’emarginazione resa in modo esasperato che, però, non ha fatto ‘tendere i nervi’ al pubblico. Si restava rapiti da quel tessuto di parole, dai ‘ritorni’ dei pensieri che poi non erano più gli stessi: tornavano sempre più ricchi, più pieni. Emozionante il finale, benché finale non fosse perché la ‘pioggia’ che continuava a cadere sul protagonista dava il senso di qualcosa che non può mai finire… ma emozionante perché d’improvviso si fa luce nella sua mente e tutto scorre veloce: i suoi incontri, le bruttezze, le illusioni. Prima che le luci si spengano e la musica svanisca, è bello l’abbraccio, segno di un amore che finalmente si dichiara, a quell’agognato ‘compagno di viaggio’ che non è lì (c’è il suo giubbotto) ma è solo un’evocazione. Così come evocato è un campo d’erba dove sdraiarsi, degli alberi, un posto sicuro, tranquillo, senza doversi nascondere ai margini di una foresta per non essere ‘preso’ e ‘sbattuto’ ancora una volta in un altro posto.
Davvero incisiva, dunque, in questa pièce l’interpretazione di Giulio Scarpati; i suoi occhi indagavano lo spazio scenico con uno sguardo che aveva ‘il punto di fuga all’infinito’; la voce ora strozzata dalla rabbia, ora dolce per il ricordo, attirava. Finalmente un ruolo che evidenzia una forte carica interiore e, al tempo stesso, un’aggressività e una sensualità che gli stanno davvero bene addosso. Probabilmente questo è il vero Scarpati e il pubblico se n’è accorto. D’altronde la sua ‘nascita’ come artista è avvenuta sul palcoscenico di un teatro.Forse non tutti lo sanno.


LA RECENSIONE è PRESENTE ANCHE IN QUESTO SITO:
http://www.dramma.it/dati/articoli/articolo42.htm

domenica 15 maggio 2011

Bernard-Marie Koltes : il genio e la parola

Attualità di un autore che raccontava la diversità e l’isolamento.

di Anna Maffei

“Il mio reale milieu è una via di mezzo tra l’hotel per immigrati e l’hotel ad ore. Le mie radici non esistono….”. Questa la confidenza di uno dei più grandi drammaturghi francesi degli anni ’80, Bernard Marie Koltès, nato a Metz nel 1948 e prematuramente scomparso nel 1989, malato di AIDS.

Una voce lancinante e vertiginosa nel deserto della scrittura drammatica contemporanea. Già citando i titoli delle sue opere, “Retour au désert”, Combat de nègre et des chiens” e “Dans la solitude des champs de coton “, si avvertono i sintomi di un isolamento, in tema con una cultura da Linea dell’Ombra. Le sue collaborazioni artistiche vantano nomi come Chereau, Michel Piccoli,Jacqueline Maillar, personalità sempre un tantino defilate rispetto ala cultura di massa.

Koltès è sempre scappato ma mai per paura: è andato via dal conformismo espressivo; ha contestato il manierismo e minimalismo della parola con affermazioni molto pregnanti. Un vocabolo o una sintesi incidono poco.

Per Koltès una parola prende forma e significato solo attraverso un “tessuto di parole”, un ritmo di altri fonemi, condensato o seriale che sia….la spiegazione tende all’infinito. La grandezza di questo autore è la sottile tensione verso un lirismo letterario quasi classico in cui, tuttavia, temi come la violenza, l’isolamento, il male, l’incomunicabilità si trasformano in poesia. Chi ha potuto assistere ad almeno un’opera di Koltès in teatro ne sarà rimasto sicuramente rapito ed affascinato.

I testi sembrano grondare di letteratura ma qui diventano reali, corporali e i personaggi non hanno altro tempo ed altro luogo se non quello delle parole che dicono:esse “nascono” in quel momento.

E la drammaticità dei lunghi monologhi si concretizza in quello spazio-simbolo che è la scena.

Appassionato lettore di Conrad, pose sempre al centro delle sue opere molti di quei luoghi privilegiati, “metafore della vita o di un aspetto della vita…”: paesaggi sospesi tra i continenti e le razze, oscuri docks, labirinti di metropolitana, un lago ghiacciato, la cavità di un albero,una caverna.

E la Voce che fuoriesce da questi luoghi diventa anch’essa metafora da cui l’autore prende gradualmente, la “sostanza intima”, quel “sibilo del Vento interiore”.

Non importa capire la lingua di un posto dove si sta o si capita per caso: serve piuttosto osservare e sentire ciò che quel posto e chi ci vive comunica con i rumori, i movimenti del corpo, gli odori…

"...ho corso, corso, corso, perché stavolta, svoltato l'angolo, non mi trovassi in una strada vuota di te, perché stavolta non ci fosse soltanto la pioggia, perché stavolta dall'altra parte io potessi ritrovare te e avere il coraggio di gridare: compagno..! il coraggio di prenderti il braccio, compagno!, il coraggio di accostarmi a te, compagno, compagno, fammi accendere..." dice in una delle sue opere più rappresentate in teatro, “La notte poco prima della foresta”,testo insolito dal punto di vista della ‘scrittura’, senza punteggiatura, soste o altro..;qui soprattutto ci dà i “suoni” delle voci più che il “senso” delle parole.

Ed in teatro queste metafore sono vive, corporali, tangibili lasciando però sempre delle domande, l’attesa, la sensazione di un viaggio nell’intimo.

In Koltès, personaggi senza Nome.

Ognuno di loro potrebbe essere “chiunque” di noi:

gente che fatica per riuscire a “nascere”, a ritrovare le proprie radici.

Eravamo negli anni 80 quando questo giovane genio della letteratura e del teatro diffondeva i suoi pensieri,bruscamente interrotti da una precoce morte.

Ora, quanti, ovunque, sono “impegnati” in questa fatica!
E quanti sono ricacciati da chi non accetta la loro Voce, fatta di rumori, odori, movimenti ...

Non siamo ancora capaci di ascoltare “i suoni” delle Voci dei tanti che ci attorniano, diversi da noi.

Non abbiamo ancora inteso cosa può essere la “parola”.